| DONA UN ALBERO A TORINO |
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| Per chi non sapesse ancora cosa regalare per Natale: un albero al Comune di Torino (o contribuire ad alimentare il vivaio della città).
Questa iniziativa è già attiva in realtà dal 2008, ma purtroppo non la conoscevo:
http://www.comune.torino.it/verdepubblico/donazione/
Pubblicato il: 19/12/2021 [TORINO ]
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| TORINO CAPITALE MONDIALE DELL’ESPERANTO |
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| Nel 2023 Torino ospiterà il Congresso mondiale di esperanto, la lingua pianificata dall’oculista polacco di origini ebraiche Ludwik Zamenhof negli anni ’70-’80 dell’Ottocento, pensata come seconda lingua per promuovere la comprensione e la pace tra i popoli. Si chiamava “Lingvo internacia” (lingua internazionale) ed è diventata poi “esperanto” (colui che spera).
L’esperanto non ha eccezioni, è flessibile ed è facile da imparare. Siccome non appartiene ad alcuna nazione e ad alcun popolo in particolare, non favorisce e non discrimina nessuno; si può parlare quindi di “democrazia linguistica”. È parlato da circa 2-3 milioni di persone nel mondo e le opere e gli autori più importanti della letteratura mondiale sono tradotti in esperanto: la Divina Commedia, Pinocchio, Andersen, Shakespeare, la Bibbia e il Corano per esempio.
A Torino c’è il CET, Centro Esperanto di Torino, in Via Garibaldi 13 dove ci si può informare per dei corsi anche gratuiti. Esistono diverse possibilità per prendere in prestito libri e riviste in esperanto, per esempio presso la Biblioteca Civica Centrale di Via della Cittadella 5.
In Italia e nel mondo ci sono convegni in esperanto, anche tematici.
A Vienna c’è un interessantissimo museo sull’esperanto che ho visitato.
Alcune città – come Trofarello – hanno dedicato il nome Esperanto a una loro via.
C’è anche un vino che si chiama così.
Brindiamo allora al fantastico successo di Torino sperando che la mia magnifica città diventi una vera promotrice di questa bella lingua.
 Pubblicato il: 10/10/2021 [ESPERANTO TORINO]
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| I VIRUS |
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| Ieri sono stata al Castello del Valentino e all'orto botanico di Torino per la Notte dei ricercatori. Molto interessante!!
C'era anche una mostra fotografica su virus, funghi, lieviti ecc.
Ecco una foto e la sua didascalia:
"I virus hanno sviluppato meccanismi molecolari per infettare le cellule, replicarsi al loro interno e poi uscirne. La foto illustra i residui della struttura piramidale (in rosa) creata dal virus per emergere dalla cellula ospite".
 Pubblicato il: 26/09/2021 [ALTRO TORINO]
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| BUFFALO BILL A TORINO |
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| Dal 22 al 26 aprile del 1906 Buffalo Bill (William Frederick Cody, 1846-1917) fu a Torino per esibirsi ogni giorno nel suo faraonico spettacolo circense, non più solo “Wild West” ma anche “Wild East” perché ai numeri western aveva aggiunto quelli con Arabi e Giapponesi. Per quei tempi era tutto davvero esotico: i Messicani dello Stato di Montezuma, gli Americani di colore, i Cosacchi, i Samurai, i beduini del Sahara, mangiatori di fuoco, incantatori di serpenti, nani e giganti.
Tra artisti e personale vario si parla di quasi mille persone e 500 cavalli, il tutto pubblicizzato già un mese prima dell’arrivo su immensi cartelloni pubblicitari che deturpavano il paesaggio cittadino. Una parte della troupe fu sistemata in via dei Pellicciai (oggi via IV Marzo). Nella canzoncina improvvisata dai torinesi si diceva:
Alé, alé, andoma a balé, ch’a j’é l’America an via dij Plissé.
I giornali scrissero che ogni giorno i pasti del personale consistevano in 2.000 uova, 5 quintali di carne, 10 quintali di pane, 300 litri di latte e 4 quintali di patate.
(Savej 4/2020)
Consiglio la lettura di “Tristesse de la terre. Une histoire de Buffalo Bill Cody” di Éric Vuillard per avere un’idea della messa in scena della conquista dell’America.
 Pubblicato il: 24/09/2021 [TORINO LIBRI&FILM]
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| IL MUSEO DELLA FRUTTA |
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| Sul numero 6/2021 della rivista Savej c’è un bell’articolo sul museo della frutta Francesco Garnier Valletti di Torino che ho sempre amato: http://www.museodellafrutta.it/
È una collezione unica al mondo di frutti, tuberi e verdure in cera che ancora oggi sembrano veri. Il ceramista, poi confettiere, Garnier Valletti (Giaveno 1808-Torino 1889) infatti amava mischiare tra le sue opere dei frutti vivi per dimostrare che non erano riconoscibili.
Egli lavorò per la corte di Vienna e per lo Zar di Russia, ma quando sua moglie morì, rientrò a Torino per occuparsi dei quattro figli.
L’artista non svelò mai la formula dell’impasto che diceva gli fosse stata suggerita in sogno, ma la conosciamo grazie a un allievo infedele: resine, cere, gesso, argilla e polvere di alabastro.
Pubblicato il: 23/09/2021 [TORINO ]
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