PRESENTAZIONE COSA POSSO FARE PER VOI I MIEI POST CONTATTI
Questo sito utilizza cookies di servizio che non sono in nessun modo orientati alla raccolta di informazioni personali sull'utente.
Continuando la navigazione nel sito il visitatore accetta utilizzo dei cookies.


“A UFO” O “A UFFA”
Quest’espressione significa ottenere o fare qualcosa senza pagare, a spese altrui. È una dicitura latina (ad usum fabricae operis) apposta nel Medioevo sui materiali esenti da ogni tassa perché destinati alla costruzione delle cattedrali ed è nata al tempo del rifacimento della Basilica di San Pietro.
A Milano la scritta sul marmo proveniente dalla Val d’Ossola era “Ad U.F.A.”, cioè Ad Usum Fabricae Ambrosianae, mentre a Firenze per il duomo (Santa Maria del Fiore) la sigla era “A U.F.O.”, Ad Usum Florentinae Operae.
Ci sono tante altre spiegazioni etimologiche per questa espressione, ma pare che questa sia quella più accreditata. L’espressione è usata perlopiù in “mangiare a ufo”.
A proposito di mangiare… Ho sempre trovato buffo “mangiare la foglia” che significa intuire un sotterfugio.
Pare che questa espressione abbia due spiegazioni: una deriva dal fatto che sono gli erbivori adulti a mangiare l’erba, a distinguere anche quale è commestibile da quella che non lo è, mentre i piccoli bevono il latte e l’altra è che i pastori assaggiavano l’erba – mangiavano la foglia – destinata al pascolo del loro bestiame.


Pubblicato il: 29/09/2021 [ITALIANO LATINO]
I VIRUS HANNO UN CUORE?

Ecco un’altra delle foto della mostra all’orto botanico per La notte dei ricercatori:
“I virus hanno un cuore? In un cristallo esagonale costituito da particelle virali (pallini neri) si è formata per caso quest’area a forma di cuore. I virus sono responsabili di malattie gravi, ma studi recenti dimostrano anche il loro importante ruolo ecologico e il coinvolgimento in simbiosi con piante, funghi e animali”.


Pubblicato il: 27/09/2021 [ALTRO ]
I VIRUS

Ieri sono stata al Castello del Valentino e all'orto botanico di Torino per la Notte dei ricercatori. Molto interessante!!
C'era anche una mostra fotografica su virus, funghi, lieviti ecc.
Ecco una foto e la sua didascalia:
"I virus hanno sviluppato meccanismi molecolari per infettare le cellule, replicarsi al loro interno e poi uscirne. La foto illustra i residui della struttura piramidale (in rosa) creata dal virus per emergere dalla cellula ospite".

Pubblicato il: 26/09/2021 [ALTRO TORINO]
PIOVE, GOVERNO LADRO!
“Piove, governo ladro!” Questa espressione viene usata quando si cerca un capro espiatorio, ma si sa benissimo che non c’è responsabilità per l’accaduto, infatti quando piove non è colpa di nessuno. Pare che l’origine derivi dai tempi nei quali per passare da un paese all’altro sia le merci che gli animali dovevano pagare un dazio, quindi se pioveva e si appesantivano si doveva pagare di più. Nel 1861, in seguito al fallimento di un moto mazziniano a Torino per la pioggia appunto, è apparsa una vignetta su “Il Pasquino” con questa frase.
“Potrebbe andare peggio, potrebbe piovere” è una frase pronunciata da Igor nel film “Frankenstein Jr.” quando il dottor Frankenstein si lamenta per la fatica nel disseppellire un pesante cadavere. Infatti la si usa in senso ironico in una situazione difficile.
Per rimanere in argomento pioggia “piove (sempre) sul bagnato” deriva da Giovanni Pascoli: “Piove sul bagnato: lagrime su sangue, sangue su lagrime” e vuol dire che chi è fortunato continua a essere fortunato e chi è sfortunato continua a essere sfortunato.


Pubblicato il: 25/09/2021 [ITALIANO ]
BUFFALO BILL A TORINO

Dal 22 al 26 aprile del 1906 Buffalo Bill (William Frederick Cody, 1846-1917) fu a Torino per esibirsi ogni giorno nel suo faraonico spettacolo circense, non più solo “Wild West” ma anche “Wild East” perché ai numeri western aveva aggiunto quelli con Arabi e Giapponesi. Per quei tempi era tutto davvero esotico: i Messicani dello Stato di Montezuma, gli Americani di colore, i Cosacchi, i Samurai, i beduini del Sahara, mangiatori di fuoco, incantatori di serpenti, nani e giganti.
Tra artisti e personale vario si parla di quasi mille persone e 500 cavalli, il tutto pubblicizzato già un mese prima dell’arrivo su immensi cartelloni pubblicitari che deturpavano il paesaggio cittadino. Una parte della troupe fu sistemata in via dei Pellicciai (oggi via IV Marzo). Nella canzoncina improvvisata dai torinesi si diceva:
Alé, alé, andoma a balé, ch’a j’é l’America an via dij Plissé.
I giornali scrissero che ogni giorno i pasti del personale consistevano in 2.000 uova, 5 quintali di carne, 10 quintali di pane, 300 litri di latte e 4 quintali di patate.
(Savej 4/2020)
Consiglio la lettura di “Tristesse de la terre. Une histoire de Buffalo Bill Cody” di Éric Vuillard per avere un’idea della messa in scena della conquista dell’America.


Pubblicato il: 24/09/2021 [TORINO LIBRI&FILM]
IL MUSEO DELLA FRUTTA
Sul numero 6/2021 della rivista Savej c’è un bell’articolo sul museo della frutta Francesco Garnier Valletti di Torino che ho sempre amato: http://www.museodellafrutta.it/
È una collezione unica al mondo di frutti, tuberi e verdure in cera che ancora oggi sembrano veri. Il ceramista, poi confettiere, Garnier Valletti (Giaveno 1808-Torino 1889) infatti amava mischiare tra le sue opere dei frutti vivi per dimostrare che non erano riconoscibili.
Egli lavorò per la corte di Vienna e per lo Zar di Russia, ma quando sua moglie morì, rientrò a Torino per occuparsi dei quattro figli.
L’artista non svelò mai la formula dell’impasto che diceva gli fosse stata suggerita in sogno, ma la conosciamo grazie a un allievo infedele: resine, cere, gesso, argilla e polvere di alabastro.


Pubblicato il: 23/09/2021 [TORINO ]
A TUTTA BIRRA
“A tutta birra” è sinonimo di “a tutta briglia” (dal francese à toute bride). Tutte e due le espressioni derivano dall’ippica perché un tempo si dava da bere della birra ai cavalli per dare loro energia e se non si tirano le briglie il cavallo va a tutta velocità. Oggi non si dà più la birra da bere ai cavalli da corsa, ma si dà loro il lievito di birra da mangiare.

Pubblicato il: 22/09/2021 [ITALIANO ]
IL PLOGGING
PULIAMO IL MONDO
Puliamo il mondo tutto l’anno (con il plogging)
Il 24, 25 e 26 settembre – fra un paio di giorni – ci sarà la 29ª edizione di Puliamo il Mondo di Legambiente: https://www.puliamoilmondo.it/
È un’iniziativa davvero lodevole e a tutti i partecipanti va un mio grazie speciale.
Dalla Svezia si sta diffondendo una pratica simpatica. È il plogging, l’unione di plastic e jogging, cioè l’abitudine di fare stretching raccogliendo rifiuti armati di guanti e sacchetti quando si fa jogging. Ormai ci sono gruppi di plogger nei parchi, nelle piazze e in vari altri posti.
Magari non ci va a genio di raccogliere i rifiuti per strada, ma quello che possiamo fare senz’altro è stare attenti a dove buttiamo i nostri rifiuti. Per la raccolta differenziata – strumento importantissimo per l’ambiente – ci possiamo informare e stare attenti a quello che facciamo. Non tutti sanno per esempio che gli scontrini (quasi sempre in carta termica) non vanno gettati nella carta: non sono riciclabili perché pieni di prodotti chimici.


Pubblicato il: 21/09/2021 [AMBIENTE ]
L'OLIO ESAUSTO DI CUCINA
Oggi vi parlerò della cattiva abitudine di versare nello scarico del lavello o del water l’olio usato per friggere o quello delle scatolette del tonno, delle acciughe e d’altro.
Siccome si tratta di olio alimentare, viene da pensare che sia biodegradabile. Niente affatto!! È altamente inquinante per le falde acquifere.
In media ne produciamo 5 chili l’anno a testa e un solo chilo può inquinare fino a 1.000 metri quadrati di superficie. È ben spiegato al “Museo A come ambiente” di Torino, il MAcA, che vi invito caldamente a visitare:

https://www.acomeambiente.org/

Che fare dunque degli oli esausti da cucina? Li si deve raccogliere in un contenitore di plastica e poi portarli in un’isola ecologica del proprio comune. Ci si deve informare sulle disposizioni del proprio luogo di residenza. Dall'olio esausto viene prodotto per esempio del biodiesel.
Grazie a nome dell’ambiente, a nome di tutti!!


Pubblicato il: 20/09/2021 [AMBIENTE ]
PIANTARE IN ASSO E TAGLIARE LA CORDA

In realtà l’espressione dovrebbe essere “piantare in Nasso”, ma passando di bocca in bocca tra persone poco colte la N della preposizione “in” si è confusa con l’iniziale di Nasso, l'isola greca sulla quale Teseo abbandonò Arianna che con il suo filo lo aveva aiutato a sconfiggere il minotauro. Pare che Teseo abbia abbandonato la sua amata perché minacciato da Dioniso che la voleva per sé.
Insomma, ha tagliato la corda. Questa seconda espressione arriva dal gergo marinaresco: in caso di estrema urgenza delle navi ancorate in porto, le corde fissate alle bitte venivano tagliate per poter partire in fretta.

Sotto: Arianna in Naxos, Evelyn de Morgan

Pubblicato il: 19/09/2021 [ITALIANO ]
È UN ALTRO PAIO DI MANICHE
L’espressione significa che due situazioni sono completamente diverse tra di loro.
L’origine è medievale, di quando le maniche si potevano staccare perché attaccate con lacci e bottoni. I fidanzati avevano l’abitudine di scambiarsi le maniche come pegno d’amore. Se il fidanzamento veniva spezzato, le maniche tornavano al proprietario d’origine. I vincitori dei tornei cavallereschi ricevevano le maniche delle loro ammiratrici e se le annodavano intorno alle spalle. anche “lasciare la mancia” (dal francese manche) arriva da qui.


Pubblicato il: 18/09/2021 [ITALIANO ]
I PIEMONTESI NEL MONDO


Tanti anni fa - proprio tanti - quando abitavo in Germania un giorno un signore continuava a farmi segno di accostare con la macchina e io mi sono presa una grande paura, temevo avesse intenzioni losche e invece aveva notato la mia targa "AT", Asti, quindi dal Piemonte. Quel signore era Michele Colombino, il presidente dell'Associazione Piemontesi nel Mondo.
L'Associazione cerca di individuare piemontesi nel mondo che si sono distinti nei settori più disparati e cerca di creare una rete tra i Piemontesi nel mondo e di mantenerne viva la storia.
A Frossasco esiste un Museo Regionale dell'Emigrazione – Piemontesi nel Mondo.
I Piemontesi sono numerosi soprattutto in Argentina; pensate che all'Università di Cordoba viene insegnata la lingua piemontese.
Per chi volesse saperne di più:
www.piemontesinelmondo.org
www.museoemigrazionepiemontese.org

Pubblicato il: 17/09/2021 [PIEMONTESE ]

I VERSI DEGLI ANIMALI IN ALTRE LINGUE

Se vi interessa conoscere alcuni versi degli animali in altre lingue ecco dei link:
https://fr.wikipedia.org/wiki/Liste_de_cris_d%27animaux
https://de.wikipedia.org/wiki/Tierlautbezeichnungen
https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_animal_sounds
https://www.wikilengua.org/ind.../Lista_de_voces_de_animales
(per le lingue francese, tedesco, inglese e spagnolo).
Lo scoiattolo (quello nella foto l'ho visto al Valentino di Torino) - come i topi - squittisce.

Pubblicato il: 16/09/2021 [ALTRO ]
SAIS-TU QUE LE CHIEN ABOIE...
Sais-tu que le chien aboie quand le cheval hennit ?
Sais-tu que le chien aboie quand le cheval hennit ?
Que beugle le bœuf et meugle la vache,
Que l’hirondelle gazouille, la colombe roucoule et le pinson ramage.
Que les moineaux piaillent, le faisan et l’oie criaillent quand le dindon glousse.
Que la grenouille coasse mais que le corbeau croasse et la pie jacasse.
Et que le chat comme le tigre miaule, l’éléphant barrit,
Que l’âne braie, mais que le cerf rait.
Que le mouton bêle évidemment et bourdonne l’abeille, brame la biche quand le loup hurle.
Tu sais, bien sûr, tous ces cris-là mais sais-tu ?
Que si le canard nasille, les canards nasillardent,
Que le bouc ou la chèvre chevrote,
Que le hibou hulule mais que la chouette, elle, chuinte,
Que le paon braille et que l’aigle trompette.
Sais-tu encore ?
Que si la tourterelle roucoule, le ramier caracoule et que la bécasse croule, que la perdrix cacabe, que la cigogne craquette et que si le corbeau croasse, la corneille corbine, et que le lapin glapit quand le lièvre vagit.
Tu sais tout cela ? Bien.
Mais sais-tu ?
Que l’alouette grisolle,
Tu ne le savais pas ? Et, peut-être, ne sais-tu pas davantage
que le pivert picasse.
C’est excusable !
Ou que le sanglier grommelle, que le chameau blatère
Tu ne sais pas non plus (peut-être…) que la huppe pupule.
(Et je ne sais pas non plus si on l’appelle en Limousin la pépue parce qu’elle pupule ou parce qu’elle fait son nid avec de la chose qui pue.)
Qu’importe ! Mais c’est joli : la huppe pupule !
Et encore sais-tu ?
Que la souris, la petite souris grise : devine ? La petite souris grise chicote ! Hé oui !
Avoue qu’il serait vraiment dommage d’ignorer que la souris chicote et plus dommage encore de ne pas savoir, que le geai cajole !
Fernand Dupuy (L’Albine, scènes de la vie en Limousin et en Périgord vert)


Pubblicato il: 16/09/2021 [FRANCESE ]
IL COCCODRILLO COME FA?

“Il coccodrillo come fa?” Bella domanda quella del titolo della canzone vincitrice della 36ª edizione dello Zecchino d’oro… Il coccodrillo trimbula.
Ogni animale fa un suo verso. La volpe guaiola, il coniglio ziga, il capriolo rantega o abbaia, il cinghiale grufola, grugnisce o ruglia come anche il maiale e l’orso; la cicala frinisce e la foca uggiola o abbaia.
I più interessanti sono i versi degli uccelli: l’avvoltoio pulpa, il tacchino gloglotta o gorgoglia, la civetta – come il falco, il grillo il pipistrello e la quaglia – stride (anche la cavalletta stride, ma più propriamente zilla). Lo scricciolo ticchetta, il pavone paupula, il picchio verde ride, il beccaccino bacia, l’usignolo e il canarino gorgheggiano o trillano; anche l’allodola trilla mentre l’alzavola cigola. La rondine garrisce (come la bandiera) o zirzilula o cinguetta, il piccione e la tortora tubano e grugnano. Il pettirosso come fa? Chiccola o spittina e via di seguito. Il gufo e l’allocco bubolano, ma soffiano anche come il cigno e il barbagianni.
Quello “appollaiato” sul mio braccio è un barbagianni e si chiama Honey. La foto ha un paio di anni.

Pubblicato il: 15/09/2021 [ITALIANO ]
LE FOBIE
Ieri non ho scritto nessun post perché ci sono stati dei black out e ho avuto paura che mi si rovinasse il computer. Ora, come si chiami questa paura non lo so, ma posso fare un elenco di termini per indicare delle fobie precise. Stiamo parlando di paure patologiche; ce ne sono verso qualsiasi cosa: verso gli animali, le zoofobie (gatti: ailurofobia, cani: cinofobia, ragni: aracnofobia, serpenti: ofidiofobia); verso gli esseri umani: androfobia (uomini), ginecofobia (donne), pedofobia (bambini), oclofobia (folla).
Quando dico che esiste una fobia per ogni cosa non scherzo; magari scriverò più post in proposito. Vi elenco adesso solo un paio di fobie interessanti o dai nomi strani: la nomofobia [comp. dell’ingl. no-mo(bile) ‘senza telefono cellulare’ e -fobia ☼ 2008] che è il timore ossessivo di non poter disporre del telefono cellulare, perché non lo si ha con sé o ci si trova in una zona priva di campo (tempi moderni!); la misofobia o rupofobia, cioè il timore esagerato di sporcarsi; l’eritrofobia o ereutofobia, vale a dire la paura ossessiva di arrossire.
Sapete che cos’è la scopofobia? È la paura morbosa di essere visti. La tricofobia e la tripofobia si assomigliano solo nel nome: la prima è la paura verso tutto ciò che è peloso; la seconda verso i buchi, tutto quello che è a forma di buco, come le cellette dei favi delle api.
Mi fermo qui. Vi invito a scoprire il significato di batofobia, brontofobia, cremnofobia, disposofobia, amatofobia, lissofobia… ce ne sono a decine. Ho scelto solo i nomi che mi sembravano più interessanti.


Pubblicato il: 14/09/2021 [ITALIANO ]
L'EMPATIA E COMUNICAZIONE NONVIOLENTA

Marshall Rosenberg ha scelto due animali per simboleggiare due piani della comunicazione. La giraffa, il mammifero terrestre con il cuore più grande, rappresenta l'ascolto del cuore, tipico della CNV. Siccome la giraffa ha un collo lungo, ha anche simbolicamente una visione a lungo termine nei rapporti e privilegiata, più obiettiva, perché dall'alto appunto.
L'altro animale è lo sciacallo che mostriamo quando esprimiamo giudizi e pregiudizi sia verso noi stessi sia verso gli altri. Lo sciacallo si sente circondato da sciacalli, quindi vive in preda alla paura.


Pubblicato il: 12/09/2021 [ITALIANO LIBRI&FILM]
LA COMUNICAZIONE NONVIOLENTA

Con i miei brevi post vi invito ad approfondire delle tematiche. Oggi vi invito ad avvicinarvi alla Comunicazione Nonviolenta. L’opera fondamentale in proposito è Le parole sono finestre [oppure muri] di Marshall B. Rosenberg.
Troppo spesso ci esprimiamo senza riflettere ferendo qualcuno invece di creare una relazione empatica. I fondamenti della CNV sono 4: osservazioni, sentimenti, bisogni, richieste: che cosa vedo, che cosa sento, di cosa ho bisogno, che cosa ti chiedo per arricchire la mia vita e la stessa cosa in senso inverso: che cosa vedi, che cosa senti…
A Torino c’è il MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione) che si occupa di nonviolenza e con cui si può scoprire l’itinerario di pace di Torino (https://discoverpeace.eu). Torino è una delle sette città d’Europa, per lo più capitali, che hanno un itinerario della pace.


Pubblicato il: 11/09/2021 [ITALIANO LIBRI&FILM]
SCROSTATI GAGGIO!

Nel dizionario “Scrostati gaggio!” ci si può fare una cultura dei linguaggi giovanili (eh sì, al plurale) diciamo parlati fino a una quindicina di anni fa. Nel frattempo c’è stata un’ulteriore evoluzione dovuta non da ultimo ai testi delle canzoni trap (meno parlate di quelle rap) che si ispirano alla vita della strada, alla droga e al potere del denaro.
Forse in nessun altro libro come in “Una barca nel bosco” di Paola Mastrocola si trovano esempi di linguaggio giovanile – nel caso specifico torinese – dei primi anni Duemila: punze, truzzi, Larghi, Stretti, cabinotti o cabina (ragazzi di famiglia benestante che usavano incontrarsi vicino a una particolare cabina del telefono vicino alla Gran Madre a Torino), gaggi, cammellare, inchiumare, starci dentro una cifra, sclerare.
A voi quale parola del linguaggio giovanile di tempi andati o recenti colpisce di più?


Pubblicato il: 10/09/2021 [ITALIANO LIBRI&FILM]
FEU LA REINE E LA FEUE REINE

Tra i libri che ho letto per prepararmi all’esame del C2 di francese (superato!!) c’era “Tous les matins du monde” di Pascal Quignard, una storia intensa tra un maestro di musica e un suo allievo. Nel libro ci sono molti aspetti linguistici interessanti. Più di una volta si parla di qualcuno che fu, di un defunto, per esempio “un ami de feu Monsieur Vauquelin”. Bisogna notare una particolarità in francese: se il sostantivo è preceduto da un articolo determinativo o da un aggettivo possessivo, il feu viene concordato, per esempio “la feue reine du Danemark”, la defunta regina di Danimarca; negli altri casi, resta invariabile. Si dirà: feu la reine du Danemark. Curiosamente, si dice “feu la reine” alla morte della regina e in attesa di incoronare un nuovo sovrano, e “la feue reine” quando un nuovo sovrano è già salito sul trono. (Dal Boch della Zanichelli).

Pubblicato il: 09/09/2021 [FRANCESE LIBRI&FILM]
I WALSER

Ad agosto sono stata in Valsesia, tra l’altro ad Alagna di cui potete vedere una foto che ho scattato a una tipica casa walser. I Walser (dal tedesco Walliser, cioè vallesano, abitante del Canton Vallese svizzero) sono una popolazione di origine germanica, gli Alemanni, popolo nomade che abitava nell’attuale Baden-Württemberg. Essi attraversarono le Alpi durante il periodo climatico favorevole tra il XIII e il XIV secolo, prima della Piccola era glaciale che rese di nuovo difficili gli spostamenti in montagna. La loro parlata si chiama Titsch, Töitschu, Tittschu o Titzschu, termini imparentati con il tedesco Deutsch.

Pubblicato il: 08/09/2021 [ALTRO ]
IL SENTIERO WALSER



Pubblicato il: 08/09/2021 []
IL LEI È ABOLITO

Al Forte di Bramafam (da visitare assolutamente!) ho fotografato questo cartello con il divieto del Duce di usare il “Lei”.

Ecco una breve storia del tu, voi e lei.
I romani usavano il “tu” con tutti; poi, a partire dal I sec. d.C., usarono il “voi” con gli imperatori che a loro volta parlavano con il noi di maestà.
Dante usava il tu per tutti tranne che per le persone davvero importanti e per Beatrice.
Nel Quattrocento in Italia si inizia ad usare anche il “Lei” che è sì influenzato dallo spagnolo, ma soprattutto si riferisce alla “Signoria vostra”. Nel ‘600-‘800 si usa anche “ella”.
Fino agli anni Trenta del Novecento c’è il sistema tripartitico, cioè il tu, il voi e il Lei convivono.
Il 15 gennaio 1938 in un articolo sul Corriere della Sera il “Lei”, poco virile e di derivazione straniera, viene “ucciso”. Nel Fascismo la parola bar viene sostituita da mescita o barra o bibitario; brandy e whisky da acquavite; sandwich da tramezzino e cocktail da bevanda arlecchina.




Pubblicato il: 07/09/2021 [ITALIANO ]
CONTACC!

Contacc! o contagg! Esclamazione che letteralmente significa “contagio” indica stupore e meraviglia; in italiano la si potrebbe tradurre con “accidenti!” o “perbacco!” La pronuncia IPA è [kuŋˈtaʧ].

Famosa negli anni ’70 e ’80 fu la Countach, auto sportiva della Lamborghini. Il nome è proprio il nostro contacc, espressione sfuggita a un dipendente della Bertone (dove era stata progettata) quando la vide per la prima volta.

Lo diceva sempre il mio nonno paterno, nonno Pietro, normalmente seguito da un “soma a la fruta! (siamo alla frutta)”. Notate che ha iniziato a dire “siamo alla frutta” o meglio “sono alla frutta” più o meno all’età di 30 anni ed è arrivato a 100 anni e 6 mesi.

Come curiosità: esiste anche una grappa chiamata Cuntàcc! che potete vedere in dettaglio qui.


Pubblicato il: 06/09/2021 [PIEMONTESE ]
BUON APPETITO IN COMPAGNIA!

Buona domenica a tutti! Tanti di voi oggi – come me – mangeranno più del solito, magari con dei compagni di bisboccia. Mi raccomando, pensiamo al povero fegato!
Fegato deriva dal latino ficàto, cioè ingrassato con i fichi; era una sorta di foie gras di oche ingrassate a fichi che i Romani copiarono dai Greci, quindi non nasce come termine anatomico, bensì culinario. Questa parola ha avuto più successo della parola che in latino veniva usata per designare la grande ghiandola: iecur.

La parola compagno ci arriva anche lei dal latino, dal latino medievale companio (nom.) “che mangia lo stesso pane” ed è un composto di cŭm “con” e pānis “pane”.
Insomma va a finire che “compagno” e “companatico” sono più o meno la stessa cosa, solo che il primo è quello che mangia lo stesso pane, l’altro è quello che si mangia con il pane: lat. mediev. companatiu(m) “ciò che si mangia insieme al pane”, composto di cŭm “con” e pānis “pane” pure lui.
Allora buona domenica in compagnia e con del buon companatico, senza affaticare il fegato!


Pubblicato il: 05/09/2021 [ITALIANO LATINO]
CHOUETTE
Oggi andiamo in Francia: Chouette significa “bella, carina/ bello, carino” (vale sia per il femminile che per il maschile) e significa anche “civetta”. Mi soffermerò di più su questo significato. Nel Medioevo in Francia, soprattutto nella regione meridionale, si usava crocifiggere sulle porte una civetta nella convinzione che il suo corpo martoriato scacciasse il malaugurio.
Digione (Dijon), città templare con belle case a traliccio, oltre a essere famosa per la sua senape (moutarde de Dijon), viene detta anche città dai cento campanili e c’è un percorso della civetta (le parcours de la chouette). Sulla sua cattedrale di Notre-Dame c’è una civetta scolpita che va accarezzata rigorosamente con la mano sinistra (la mano del cuore) se si vuole che porti fortuna.

Questo sito è molto interessante in proposito:
https://luiginardi.wordpress.com/2015/03/09/bestiario-medievale-la-civetta/

Qui a lato una simpatica civetta di Albrecht Dürer


Pubblicato il: 04/09/2021 [FRANCESE ]

UN'IDEA BALZANA
Ho avuto un’idea balzana: scrivere ogni giorno un post con delle curiosità linguistiche o di altro genere; spero che l’idea vi piacerà. Inizio dall’aggettivo “balzano”.
Una macchia bianca sulla fronte di un cavallo è detta “stella”, una macchia o una striscia bianca sopra uno zoccolo viene chiamata “balzana”. Un cavallo può avere fino a 4 balzane. Il cavallo che ha le balzane viene detto balzano. Secondo un’antica credenza, il cavallo con questa caratteristica è lunatico, imprevedibile, incostante. Ecco che l’aggettivo balzano è passato a definire per esempio un’idea bislacca (bislacco origina forse dallo sloveno: bezjak sciocco).
A proposito di credenza, anche il mobile con questo nome ha a che fare con il credere. In effetti fare la prova dei cibi dei personaggi importanti per assicurarsi che non fossero avvelenati voleva dire “fare la credenza”.
In tedesco una delle tante espressioni per morire è dran glauben müssen, cioè “doverci credere”. Chissà che non arrivi da qui.


Pubblicato il: 03/09/2021 [ITALIANO ]
 
ARGOMENTI


DATA


Copyright © 2016-2026 Katia Cavallito, Tutti i Diritti Riservati